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ILCI
di Todi (Pg-Italy)
Lo
‘studio’ di Sandro
Un
grande arco, forse medioevale,
cupo e buio, ma ricco di luce per la
sua bellezza.
Una
vecchia, breve scala diroccata, infossata tra due mura: salire era
un’impresa, quasi una arrampicata!
In
cima, la sorpresa:
luce, sole dalla finestra aperta sui campi;
pavimento di mattoni sconnessi;
la fiamma nel vecchio sporco camino;
tele ingiallite, disordine, cavalletti in attesa.
Una
vecchia sedia impagliata, le nostre risate,
odore di caffé, allegria,
sogni, desideri nell’aria,
riflessioni, speranze d’amore:
l’anima, tutta, di un artista.
M.Luigia
Pierantoni Battisti (21.5.2001)
Sandro Scargetta nato a
Todi nel
1945, ha
frequentato l’Istituto d’Arte “Bernardino di Betto” e
l’Accademia di Belle Arti “Pietro Vannucci” di Perugia dove è
stato allievo di Dante Filippucci, Artemio Giovagnoni, Diego Donati e
Gerardo Dottori, di quest’ultimo ne è stato assistente per quattro
anni ai corsi estivi per stranieri. E’ vissuto ad Ilci per lungo
tempo e lo studio sopra descritto era il suo luogo di lavoro ma anche
punto di incontro e di vita in amicizia.
Al suo 'paesello' è rimasto sempre fortemente legato anche
dopo il suo trasferimento a Perugia.
La sua prima personale risale al
1964 a
Todi;
al suo attivo molte personali e collettive tra cui si ricordano:
III Biennale
del metallo, Gubbio 1965;
XVI Mostra Nazionale d’Arte Sacra, Perugia
1967;
II Biennale dell’Incisione, Tolentino 1968;
I Rassegna Internazionale
d’Arte Moderna, Lecce 1970;
V Mostra Nazionale di Grafica,
Arezzo 1970;
II Biennale d’Arte Sacra, Sora
1971.
Le sue opere sono presenti in
collezioni privati in Italia, Svizzera, Olanda, Germania, Libia, New
York.
Ci ha lasciato il 21 maggio
2001.
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"Verso
la piazza" - La Portella dipinta da Sandro Scargetta
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AL
BIVIO CON LA STORIA -
Nome ? -
Luigi -
Cognome? -
Battisti -
Nato a? -
Ilci frazione Todi -
Anno? -
1915 E'
cosi' che, in un giorno d'autunno, appena diplomato all' Istituto Agrario di Todi,
si presenta volontario il giovanissimo Luigi
Battisti, per diventare "Allievo Ufficiale". E'
una generazione, la sua, dal destino piu' esaltante e drammatico che sia
dato vivere. Nel
1934 Luigi Battisti presta giuramento come sotto- tenente. Poi
Tenente-Maggiore per meriti di guerra, Ufficiale di Stato MAggiore,
Tenente Colonnello, Addetto all'Ambasciata di Spagna,
Comandante del 132.esimo Reggimento Carri 'Ariete' ed infine Generale. A
soli 48 anni. Piu'
volte ferito e piu' volte decorato. Medaglia d'argento al valore
militare: L'Etiopia,
la Spagna, ancora in Africa settentrionale mentre infuria la Seconda
Guerra Mondiale. Poi
la difesa di Roma a Porta San Paolo. Il
fronte clandestino della Resistenza. Infine, addetto militare per due
anni, all'Ambasciata di Spagna. La
storia d'Italia si interseca con quella del mondo: attraverso lutti,
distruzioni, eroismi ed inauditi sacrifici, viene alla luce un orizzonte
che alimenta nuovi sogni e nuove speranze. Il
Gen. Luigi Battisti e' stato un protagonista di questo difficile
passaggio della storia dell'uomo. Ma
Lui, quando poteva, tornava ad Ilci, dove era nato, dove ogni volto gli
era familiare e sorridente, dove, forse, il bellissimo panorama
del suo terrazzo, gli evocava la memoria della sua giovinezza che sapeva
di corse, di ginocchia sbucciate, di quella irrequietezza adolescenziale
che lo aveva fatto fremere di impazienza e gli aveva fatto scoprire il
mondo oltre quelle verdi colline. Mondo difficile, ma vivo e pulsante
nel cuore della storia. E
ad Ilci, di certo, avrebbe voluto tornare per amare e valorizzare sempre
piu' il suo paese, nel suo palazzo antico, tra i ricordi delle
generazioni passate che avrebbe arricchito con i suoi, cosi' intensi,
cosi' numerosi: capitoli di un libro di umana storia, capitoli che si
chiudono e poi, fatalmente, si riaprono. Ma
il destino non lo ha permesso ed ha precocemente interrotto, per ironia
della sorte proprio in un periodo di pace, ogni sua aspirazione.
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DON
GIUSEPPE
Un
cumulo di terra,
una
croce di ferro,
una
rosa che fiorira' a primavera.
E'
stato molto amato, ma non quanto Lui amava noi!
Ci
viveva molto vicino ma come sfiorandoci, evitando il terreno
contatto perche' la sua infinita bonta' non poteva essere
materializzata.
Quella
particolare maniera nel disporre i fiori...
come
se con il suo tocco gentile volesse perpetuare la loro durata... ed il
loro profumo.
Lassu'...
stara' pregando per noi tutti. |
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LA
SIGNORINA BONDI
Alta,
bella, solenne.
Sapeva
insegnare
ed
amare
con
la punizione frequente....
E...
col
passar degli anni,
gli
alunni suoi attempati,
accettavano
ancora il suo richiamo
come
ai tempi ormai passati.
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Il
ciarliero MARIANO
Con
la sigaretta in mano,
dal
sua alto pianello, controllava
ora questo.. ora
quello!
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LODOVICO
(1885 – 1978)
detto
'Il Brucco'
Aveva
un alto senso di se stesso e della sua abilità, si considerava un
“artista”:non era un ciabattino, lui, ma un CALZOLAIO SOPRAFFINO.
Per le donne faceva raffinati “polacchini” a gambaletto allacciato e
con tacchi, per gli uomini i gambali. Il suo banchetto affascinava i
bambini:chiodi di tutte le misure, pece, spago, suole e pellame da
tagliare e cucire, occhielli, lime raspe, martello e un numero infinito
di “forme”.
Ma
faceva anche il cavadenti e il campanaio: la vita era un’avventura,
una “sciampagnata”, diceva, che andava vissuta, anche con tutte le
difficoltà di quei tempi.
Era
piccolo di statura e magrissimo(tipo Gandhi), ma energico, vivacissimo e
con occhi da “birbante”: “A me, diceva, non m’ha mai messo paura
neassuno”
Mangiapreti
(da poco tempo, in termini storici, l’Umbria non era più Stato
Pontificio)
e
tuttavia “religioso”. Non dimenticava mai di dire le preghiere per i
morti che gli rievocavano il suo mondo e scendevano tutti lì ad animare
la scena, a non farlo mai sentire, anche da vecchio, solo.
La
sua era la cultura dell’artigiano, che non si fida né dei padroni né
dei contadini:
“E’
finito il governo pretino
è
venuto dei grandi signori,
Possa
venirgli il mal dei dolori
Chi
dette il voto per farli regnar.
Si
lamenta chi ha da avere,
siamo
scarsi di moneta
per
la strada più segreta
ci
conviene camminar:
Italia
cara, mostrati gentile,
i
figli buoni non li discacciare,
se
no ti vanno tutti nel Brasile
e
non si ciran più di ritornare…,”
Aveva
il piacere di raccontare storie, leggende, modi di dire, canzoni, spesso
licenziose: Aveva il piacere di comunicare: la sua casa era sempre un
via vai
E
la sua bottega un punto di riferimento per il paese.
“Quando
sarò morto io dirai: poro Lodovico, quanto me teneva allegro!”
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DON
DOMENICO RANIERI
(1882-1968)
E’
stato per lunghi anni sacerdote a Ilci: la sua figura bizzarra e
tuttavia simpatica e socievole, sopravvive, ancora, nella memoria di chi
lo ha conosciuto.
Al
di là dei suoi doveri sacerdotali, la sua passione era quella di
aggiustare orologi e accordare pianoforti:
Quando
predicava, non volendo, forse, tediare a lungo i suoi parrocchiani,
scriveva , come un bravo scolaro le sue “prediche e le ripeteva, tali
e quali, nelle varie ricorrenze.
Natale.
“Quasi raggio di sole che squarcia le nubi di un cielo procelloso,
quasi oasi verde e benefica…”
Pasqua:
“Resurrexit, sicut dixit: Gesù è risorto, come egli stesso aveva
predetto…”
E
poi gli sposi: non rinunciava mai al pranzo degli sposi, a cui veniva
sempre invitato: davanti a tanti piatti “egregi” ridiventava, con
evidente piacere, bambino e accettava qualunque scherzo o lazzo e finiva
per essere il bersaglio preferito del lancio dei confetti. Ma non
dimenticava mai di alzarsi per il suo brindisi preferito:
“Cambia
la moda del vestito, cambia la moda del cappello,
ma
non cambia mai il marito, che dev’esser sempre quello!”
Povero
don Domenico! Se n’ è andato prima di capire che le cose, anche nel
matrimonio, non stanno sempre proprio così!
“Viva
don Domenico”, come si diceva ai pranzi nuziali. Un posticino in
Paradiso, di sicuro, gli è stato riservato!
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IL
SARNEO
Se
per le feste ricordate,
alla
messa a Ilci volevate andare,
Domenico
del Sarneo dovevate affrontare...
il
perfetto sacrestano.. sempre
pronto col
turibolo in mano pien
d' incenso per
gli occhi di tutti.. infine...
affumicare (g.
sarnei - luglio 2010)
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LA
PAOLINA
Rispettosa
e sempre gioviale
amava
farti un piacere
in
cambio di un buon bicchiere.
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NULLI
GABBIANI MARIA
Ha
vissuto l’infanzia e la giovinezza qui, a Ilci, dove è nata.
Quando
se ne è allontanata ha portato con sé questo mondo, semplice e
tuttavia ricchissimo.
I
fiori, i campi, il profumo dell’erba, il suono delle campane, le voci,
il colore del cielo…hanno accompagnato i sogni e popolato la
solitudine.
Attraverso
la poesia, ha dato così voce a quel mondo che è anche in ciascuno di
noi.
Grazie,
Maria
1)
FAVOLA:10 dicembre
Vorresti
che ti dicessi una favola?
Bianca
come la notte di Natale,
quando
nasce Gesù e fuori nevica!...
Anche
tu sei nata
In
una gelida giornata
Come
un bucaneve.
Un
sole pallido faceva capolino,
Le
campane a festa chiamavano alla chiesa.
Nell’aria
fredda e dolce quella sera della venuta
C’eri
anche tu: piccolo fagottino!
2)
FIUME
La
bimba con la mamma
Arriva
al fiume.
Il
peso della cesta
Crollava
con la testa;
La
pietra smeriglio è lì che aspetta…
Giocava
a far la donna, la bimbetta.
Suono
rauco di campani:
Sull’erba
ancora brulla
Nebbiosi
vanno i buoi
Sul
campo di betulla……
3)
ISOLA
La mia mente
è
un’isola sperduta,
dove
sono naufragata
stanca
di cercare te:
sola
con il mondo
di
grandi dimensioni,
un
gabbiano impietosito
parla
una lingua strana.
Forse!...vuole
farmi capire
di
vivere con gioia
ogni
momento.
Avrei
voluto non diventare grande
per
non vedere le belle cose infrante.
4)
RIFLESSIONI
Che
ammasso di rami secchi
Questa
mia vita:
spericolata
non
capita.
Tacciono
dolci amare le parole;
Chimere
schiacciate dalla velocità
di pensare
di
correre
arrivare.
Le
orecchie odono
Il
latrare dei cani
Il
lamento degli uccelli.”
Il
forte frastuono inaridisce il sentimento
Che
cammina nel buio della sera
Come
un fantasma.
Che ammasso di rami secchi
questa
vita
non
capita
non
amata
mal
vissuta.
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LA
GIULIA E BASTIANO
Sempre
sorridente e
cara
a noi tutti,
era
solita salutare dicendo:
"BELLA
GIOIA"..
sia
ai belli che ai brutti..
E
Bastiano,
il
campanaro...
sempre
dietro
al
suo somaro!
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LE
BOTTEGHE
Lungo
la strada...
dove
SIRETTO occhieggiava
se
da NAZZARENO
qualcuno
si fermava.
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"Il
postino suona sempre due volte"
Ma
anche tre... e se serve, pure quattro!
Berretto,
borsone e via...
Per
trent'anni... Tutti i giorni...
Vespetta
d'estate e Dyane d'inverno tra gli odori e i colori di una campagna
sempre uguale, eppure, sempre diversa.
Sole,
vento, pioggia e polvere per le strade non ancora asfaltate.
"
E' passato il postino? "...
Perche'
la gente non aspettava solo la posta, ma anche un amico.
E
la gente tutta, al momento della 'pensione', lo ha voluto
ricordare, questo postino "all'antica", con un volume fatto
di "Grazie!" di tanti affettuosisissimi "Grazie!"
...Grazie per
il giornale del mattino
per i
biglietti di pasqua e di natale,
Grazie per le
bollette della luce.
Sempre
arrivate.
Spesso.. anche
troppo salate.
Grazie per le
cartelle delle tasse,
Sì... Grazie
anche di quelle!
... Un saluto
con affetto,
al postino
piu' perfetto!
...Piu' che un
lavoro, il tuo... una missione!
Ma si puo'
essere missionari delle poste?
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C'era
una volta... ...
in cui i giornali parlavano di Ilci paese
unito
e vincente. ...
e il calcio era quello giocato e
partecipato e
sentito e
vissuto insieme..
da tutti. E
la squadra.. non
era quella che scendeva in campo ma
il paese intero vincente.. perche'
unito.
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Spiando
la mia vallata
Nel
verde silenzio
i
nidi e le zolle
ancora
dormono in pace. Mentre
l'aurora dischiude le
prime corolle nella
verde vallata ancora
tutto tace. In
solitaria tomba straniera, cui
pietose ignote mani di
pallide rose adornava, umili
spoglie riposano che
cessato e' in core ogni
rancore. Solca
rombando un'ala
d'argento lo
spazio infinito: La
valle si desta, di guerra ricorda
il recente tormento e
lo strazio infinito. Al
fremito del suo materno cuore rombando
più forte risponde
il motore non
porto la morte son
ala di pace!.. ei dice fuggente! sui
monti sorride il sole nascente! S'aprono
le casette sorridenti da
tralci di gerani inghirlandate e
guardano sulla strada allineati i
ciuffi dei pini adolescenti. Alle
amorose preci richiama voce
soavissima di
una campana; odono
le rondini e
con il loro bisbiglio in
coro anch'esse ringraziano
Iddio! Tutta
la valle ormai e' ridesta all'opera
intenta ogni creatura ognuna
ha un sogno celato in cuore in
molte il pianto ha velato il viso ma
dolcemente tutte
han sorriso al
risveglio eterno della Natura! Ilci,
13 agosto 1949 M.L.P.
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