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Ilci e Todi, a pochi chilometri di distanza si guardano e si
rassicurano, ciascuno sul proprio colle, a difendere, orgogliosi, la memoria del passato.
E gli elci, meno numerosi di un tempo, ma di cui restano ancora esemplari millenari, continuano a vegliare e
proteggere le genti e loro storie. |
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Scrive un anonimo cronista:
"Nere elci ostentate al cielo come preghiere".
E qui a Fauno, Dio dei boschi, era stato consacrato un tempio "ove si facevano auguri e
vaticinii".
Il panorama è particolarmente suggestivo, con alle spalle Todi e altri castelli.
Ad ovest, il fiume Tevere, giù nella piana, ha visto passare, nel suo immobile fluire, uomini ed epoche. Ora limaccioso e "profanato", era un tempo limpido ed accogliente.
Fino a 50 anni fa, lì si lavavano i "panni" e si stendevano al sole, come Nausicaa e le sue ancelle, prima di incontrare Ulisse. Per dire che, per centinaia di anni, prima della nostra epoca accelerata ed indiscreta, il rapporto uomo-natura aveva una simbiotica armonia.
Ma Ilci, questo è lo straordinario, continua a rimandarci un'atmosfera rarefatta ed incantata, adatta a custodire piccoli
sogni di tutti i giorni e ad alleviare le ferite del tempo e della vita. |
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